La tendenza generale tra gli amanti della birra è sempre stata di preferire quella limpida e senza residui della lavorazione al suo interno, tuttavia ora le birre non filtrate stanno acquisendo sempre maggiore importanza nel settore.
Questo tipo di alcolici differisce enormemente dai prodotti industriali, raffinati sino all’ultima goccia pur restando piacevoli al gusto, e dai tradizionali canoni di valutazione.
Infatti, i maggiori esperti e i critici ancora non hanno completamente accettato questa tipologia di birra preferendo comunque quelle più conosciute e che rispecchiano i requisiti qualitativi stabiliti nei decenni.
Il mondo delle birre non filtrate è un panorama nuovo e intrigante, fatto di sapori sconosciuti e di gusti che difficilmente possono essere trovati in una bottiglia dei grandi brand produttori.
Bisogna infatti ricercarle solamente nei piccoli birrifici artigianali, dove le operazioni vengono svolte con sapiente maestria secondo antiche ricette.
La provenienza delle birre non filtrate
Le birre non filtrate vengono prodotte in poche zone del mondo, principalmente collocate nell’Europa Centrale. La maggior produzione è situata in Germania dove numerosi birrifici realizzano la birra torbida seguendo, magari, antiche ricette tramandate negli antichi monasteri disseminati sul territorio.
Segue il Belgio, notevole produttore, che detiene diverse marche artigianali. Ora anche Francia e Italia stanno acquisendo un posto nel panorama delle birre torbide.
Le caratteristiche delle birre non filtrate
Assaggiando le birre non filtrate e comparandole con quelle tradizionali, si possono notare immediatamente due particolari: la torbidità e il gusto più intenso.
Sono questi due dettagli a rendere speciali questi alcolici fermentati che vengono quindi ricercati per la loro maggiore corposità. Visivamente, se versata in un calice, la birra torbida appare opaca e di colorazione intensa, quasi è possibile distinguere le particelle residue al suo interno che, lentamente, si depositano sul fondo.
Queste non sono assolutamente da considerare come un elemento negativo indice della pessima qualità, anzi, rappresentano un valore aggiunto che intensifica l’ottimo gusto del liquido.
I residui, infatti, derivano dalle varie lavorazioni, in particolare dalla fermentazione che arricchisce la birra di lieviti, e non vengono rimossi attraverso la filtrazione meccanica rimanendo pertanto in circolo.
I microrganismi e i depositi vegetali intensificano il sapore delle birre non filtrate rendendole sicuramente il prodotto giusto per chi cerca una bevanda più saporita.
Di che cosa cono costituiti di depositi?
Bevendo delle birre non filtrate spesso ci si domanda che cosa ci sia all’interno o se la sospensione che si vede sia stata aggiunta per dare più vigore al liquido, tuttavia la soluzione è molto più semplice.
L’origine della presenza dei residui è da trovarsi nelle lavorazioni artigianali fatte per produrre la birra, nonché nella quantità di cereali e luppolo ricchi di proteine impiegati all’inizio della produzione.
Le particelle, infatti, una volta entrate nella catena della lavorazione non vengono più rimosse o per scelta del mastro birraio o per impossibilità tecnica poiché servono strumentazioni adatte.
I lieviti ormai morti e le polveri dei vegetali rimangono parte integrante della birra conferendole la tipica torbidità che sta rappresentando sempre più un indice di qualità sotto diversi punti di vista.
Ultimamente, anche i birrifici più importanti hanno notato l’elevata richiesta sul mercato delle birre torbide e, per raggiungere questo risultato, aggiungono alcuni ingredienti come il lattosio o la pectina per opacizzare il liquido.
Tale operazione non garantisce il gusto avvolgente ma punta solamente a modificare il fattore estetico, per questa ragione è preferibile optare per i piccoli birrifici artigianali.